Secolo XIII: Santa Maria del Carmine

Verso il 1260, nei pressi dell’incrocio fra gli attuali Corso Ivrea e corso XXV Aprile, fu fondato un convento dei frati Carmelitani, sotto il titolo di Santa Maria. L’importanza dell’Ordine merita qualche informazione in più. Nel 1192 alcuni crociati di stanza in Palestina decisero di abbracciare la vita eremitica, e ispirandosi alla figura del profeta Elia diedero vita ad un cenobio alle falde del Monte Carmelo, adottando a modello le comunità degli anacoreti di rito orientale, noti anche come “Padri del deserto”.

Entro il 1209 il Patriarca di Gerusalemme, Sant’Alberto, li dotò di una propria regola. Il declino delle fortune latine in Terra Santa dopo l’anno 1235 convinse gli eremiti, che nel frattempo avevano assunto il nome di “Carmelitani”, a tornare in Occidente, dove trovarono sostegno entusiasta da parte delle Città e dei principali potentati. Per adeguarsi al confronto con una realtà sociale tanto diversa da quella dell’antica Palestina, i religiosi decisero di abbandonare la vita eremitica e contemplativa trasformandosi in Ordine Mendicante sull’esempio dei Francescani, dei Domenicani o degli Agostiniani già affermati da qualche decennio. Decisero, in sostanza, di svolgere il loro apostolato fra la gente, predicando, somministrando i Sacramenti, vivendo del proprio lavoro e delle elemosine.

Nel 1247 il papa Innocenzo IV accettava la nuova Regola, che se da una parte legittimava le nuove esigenze, dall’altra non abbandonava del tutto i precetti di Sant’Alberto, imponendo ai frati di costruire i propri conventi in luoghi tranquilli e sufficientemente discosti dal traffico delle Città, ma al tempo stesso abbastanza comodi da permettere loro di svolgere nelle stesse Città la loro missione. Asti fu tra le primissime località subalpine ad accogliere una comunità Carmelitana; essa, conforme alla Regola, scelse di costruire chiesa e convento nel cuore dell’attuale Torretta, a circa un chilometro dalla porta di San Lorenzo. La nuova fondazione, sorta strategicamente su una strada di una certa importanza, ebbe notevole successo e portò rapidamente ad incrementare gli insediamenti abitativi nei dintorni.

Purtroppo delle caratteristiche architettoniche di “Santa Maria de Carmo” non conosciamo assolutamente nulla. Tuttavia, constatando come nel corso del XIII secolo i diversi Ordini Mendicanti iniziarono una vera e propria gara nel costruire chiese e conventi sempre più grandiosi e magnifici, possiamo immaginare che anche quello dei Carmelitani alla Torretta non fosse da meno. Verso la fine del Duecento, la sua importanza era ormai notevole, e per migliorare i suoi collegamenti con la Città si riapriva una strada che da esso arrivava fino alla porta di Sant’Antonio ( oggi porta Torino). La stessa porta per tutto il Trecento fu anche chiamata “porta del Carmine”.

Il settore triangolare avente ai vertici le porte di Sant’Antonio e di San Lorenzo ed il monastero del Carmine rappresentò un’area privilegiata per lo sviluppo di un insediamento borghigiano, certo non importante e fitto come quelli sorti lungo la Strata Francigena verso Torino ( cioè i borghi di San Marco, della Torre e degli Apostoli) o lungo la Strata Lombarda verso Alessandria- Genova (cioè i Borghi di Santa Maria Nuova, San Pietro e San Lazzaro), sicuramente assai rarefatto e disperso, in ogni caso dotato di proprie infrastrutture e, come si è detto, di propri poli di riferimento per la vita religiosa e sociale.