Il Toponimo "Torretta"

La più antica attestazione documentaria del nome del nostro Borgo come ancora oggi lo conosciamo risale al 1548. In tale anno fu riformato il Catasto cittadino, e fra i verbali delle dichiarazioni di proprietà compaiono ripetutamente appezzamenti di terreno o edifici ubicati nel “luogo ove si dice alla Torretta”. Il toponimo appare all’epoca già notevolmente consolidato e tradizionale, tanto da far pensare ad un’origine anteriore di almeno un paio di secoli; accanto ad un’area definita esplicitamente “Torretta”, identificabile tra l’attuale Corso XXV Aprile ed il parco di Rio Crosio, compare anche un “piano della Torretta” da individuare nella zona a Nord-Est di corso Torino. La distanza dal recinto murario della Città smentisce con certezza le conclusioni di quanti videro nel toponimo “Torretta” un riferimento alle strutture difensive di pertinenza urbana, e impone la formulazione di ipotesi più verosimili che devono partire necessariamente dalla diffusione dei toponimi aventi come radice il termine “Torre” e riscontrabili nelle aree suburbane di Asti come in quelle di moltissime altre località italiane.

Così, se attorno ad Asti oltre a “Torretta” sono documentati già del XVI secolo i luoghi di “Torrazzo” ( ancora oggi esistente), di “Torre degli Scarampi”, di “Torre dei Faci” e di “Torre di Penaste”, si ritrova un “Torrazzo” vicino a San Damiano, una “Torre di Valgorrera” presso Villanova, la “Torre dei Mosi” e quella “dei Mosetti” attorno a Chieri, “Torre Garofoli” accanto a Tortona. Gli esempi potrebbero continuare a lungo e basterebbe ricordare le moltissime località della periferia di Roma come Tor Vergata, Tor Pignattara, Torre Angela, Torre Gaia, Torre Maura, Torre Nova, Torre Spaccata, Torrimpietra, Tor Sapienza, e addirittura Torricola. Di tutte, bisogna però citare la “Torretta” della periferia milanese ai confini con Sesto San Giovanni, così chiamata da una splendida omonima villa del XV secolo ancora oggi esistente. Nel corso del Trecento a seguito della grande contrazione demografica subita dalle città italiane, le aree suburbane in precedenza fittamente articolate in piccole proprietà rurali di tipo mono-famigliare, sono oggetto di vasti fenomeni d’accorpamento fondiario condotti dai ceti più abbienti, che portano alla formazione d’estese aziende agricole.

Tali aziende, che necessitano di molte braccia per la loro conduzione, hanno come fulcro anche visivo grandi “cassinali” costituiti da insiemi d’edifici organizzati a “corte”, comprendenti stalle, fienili, magazzini, abitazioni per i braccianti e per i fattori, e non di rado residenze molto qualificate per i proprietari che vi trascorrono più o meno prolungati periodi di “villeggiatura”. Poiché il XIV ed il XV secolo sono periodi di guerra endemica e di violenza generalizzata, i grandi insediamenti curtensi sono generalmente dotati di difese che li rendono simili a castelli o a villaggi fortificati: cortine murarie merlate, fossati, bertesche e soprattutto torri più o meno elevate ma ben munite, in grado di scoraggiare, o almeno di contenere, le incursioni dei malintenzionati. Esempi splendidi di queste strutture del XIV-XV secolo, dicevamo, sono ancora visibili nelle campagne chieresi.

Intorno alla nostra Città, per contro, furono quasi completamente cancellate dall’infuriare delle guerre che imperversarono nella prima metà del Seicento; il loro ricordo è ormai solo contenuto nei documenti o nella toponomastica dei luoghi. Spesso i grandi “cassinali” suburbani prendevano il nome dalla famiglia proprietaria ( conosciamo ad esempio la Regibussa dei De Regibus, la Cauda, la Catena e la Boana delle famiglie omonime). Frequentemente, e soprattutto nell’uso popolare, erano noti col nome degli edifici più rappresentativi in essi contenuti: ad esempio il Palazzo ed il Palazzetto che sorgevano tra Viatosto e località Valguino, le varie “Torri” prima citate, i “Torrazzi” o le “Torrette”.

Come a Milano ed in altre città, è probabile che anche ad Asti una grande cascina fortificata, sorta fra il XIV e XV secolo nell’antico sobborgo di Santa Maria del Carmine, prese l’appellativo di “cascina della Torretta” dalla sua principale struttura difensiva, diventando poi “Torretta” tout-court, e trasmettendo il proprio nome anche all’area circostante.