Bernardino Pallio

È uno dei "padri" della riforma cappuccina. Colui che ha dato alla riforma l'equilibrio, l'organizzazione e la struttura di santità. Venuto ai cappuccini dagli Osservanti, aveva già cercato una forma di vita riformata con altri confratelli, tra i quali soprattutto Francesco da Jesi, ritirandosi in romitori umbri, le famose "case di recollezione", riuscendo nel 1532 ad ottenere da Clemente VII la bolla “In suprema” che sarà poi l'inizio dei Riformati italiani. Ma l'incertezza, anzi l'avversione dei superiori nell'Osservanza verso forme di riforma tendenti alla separazione e all'autonomia, gli diedero la spinta definitiva per passare verso la fine del 1533 o l'inizio del 1534 a condividere la "vita disperata" dei "quattro scalzarelli" cappuccini.

Nato nel 1476 nel castello di Rinco presso Asti dal nobile casato dei Palio e passato a Roma per studiare, qui nel 1499 vestí l'abito francescano tra gli Osservanti e divenne un figura eminente già tra gli Osservanti, sia per la scienza (era un profondo conoscitore di Duns Scoto), sia per la virtú, essendo un'anima molto dotata di carismi spirituali e innalzata ad altezze mistiche nella contemplazione. La sua venuta tra i cappuccini fu davvero provvidenziale. Infatti eletto vicario generale nel capitolo del 1535 e confermato l'anno seguente, animò con il suo discernimento il lavoro capitolare svolto nel convento di Roma-S. Eufemia, che portò alla stesura delle prime e fondamentali constituzioni cappuccine, un vero tesoro di spiritualità che resta il piú classico fondamento carismatico dell'Ordine.

Visitò le diverse centinaia di frati già distribuiti in tutta Italia, anche in Calabria, dove evitò che i cappuccini si unissero agli Osservanti, valorizzando la grande esperienza spirituale di quei primi cappuccini, che saranno pionieri nel sud Italia. Infaticabile e radicale nell'osservanza della regola, mentre visitava i conventi delle Marche cadde ammalato. Convocò il capitolo a Firenze e si ritirò nell'eremo di Narni per un anno. Nel 1546 Bernardino d'Asti, che era nel frattempo stato eletto definitore e procuratore generale e moderatore della provincia romana e guardiano di Roma, venne rieletto vicario generale, mentre si trovava a Trento come rappresentante, nel famoso concilio, della nuova famiglia cappuccina. Nei sei anni che fu alla guida dell'Ordine (morirà a Roma nel 1557) avvenne una grande espansione dei cappuccini anche a livello di prestigio e la Chiesa troverà subito in questi ardenti frati uno strumento di evangelizzazione a tutta prova.

Bernardino è stato l'emblema della mitezza e della dolcezza, unite ad una forza spirituale eccezionale. Egli aprì i cappuccini allo studio, appoggiandosi sugli argomenti e sulla spiritualità di san Bonaventura. Aveva ottenuto dal Signore il dono della contemplazione infusa e mistica e le sue ore di meditazione erano interminabili. Era diventato maestro di spiritualità. Le sue lettere circolari superstiti e il suo unico ritrovato scritto spirituale (ardenti preghiere alla Trinità) lo rivelano maestro della spiritualità cappuccina di tutti i tempi. Sono famosi i suoi detti, che i cronisti hanno cercato un po' di raccogliere. Era diventato un'autorità, sempre citata quando si presentavano problemi nella vita interna dell'Ordine: "Il padre di Asti diceva così". Era uno specchio di virtù dove per molto tempo i cappuccini si sono rispecchiati. Eppure di lui non è stato iniziato nessun processo per la canonizzazione, nonostante i suoi copiosi carismi e prodigi. Ma la sua vita resta sempre un prodigio di santità e merita di stare con i santi.